La coding factory barese ancora partner di Giffoni Innovation Hub per formare nuovi talenti nell’ambito della programmazione software
Aulab torna a Giffoni con una mentorship particolarmente partecipata insieme ai giovani under 30 del Dream Team di Giffoni Innovation Hub. Nella Sala Coworking è stato il CTO di Aulab, Giancarlo Valente, ad aver raccontato non solo la storia di successo dell’azienda pugliese ma anche le caratteristiche e la vision del progetto.
Prima coding factory inItalia, attiva dal 2014, Aulab, da oltre 6 anni offre ai giovani la possibilità di diventare software developers sia attraverso i suoi coding bootcamp sia grazie all’uso combinato di un rodato spazio di coworking nella sede di Bari e alla sua Software House interna, col quale gli studenti possono toccare direttamente con mano la vita e le problematiche di un web developer di alto profilo.
La Mentorship di Giancarlo Valente di Aulab con i dreamers
“Dopo 10 anni a Londra avevo voglia di tornare in Italia, nella mia Puglia – racconta Valente – Io e Davide Neve (CEO di Aulab, ndr), volevamo lavorare nel mondo dell’imprenditoria digitale. Così nasce Aulab nel 2014, lavorando sin da subito a stretto contatto con le scuole superiori. Proprio a Giffoni abbiamo portato il progetto “A scuola di startup” per tre anni consecutivi e qui abbiamo compreso quanto la formazione potesse essere fondamentale per il nostro business. A Giffoni abbiamo compreso quanto potenziale vi sia tra i giovani e quanto basti poco per far si che questo esploda definitivamente, se stimolato nella maniera corretta”.
“Con piacere continuiamo la partnership con Aulab che sin dalla nostra fondazione nel 2015, grazie alla bella sinergia con il suo fondatore Davide Neve, ci ha affiancato con i primi laboratori dedicati all’imprenditoria giovanile” ha commentato Antonino Muro, co-founder e CVO di Giffoni Innovation Hub. “Il tutto nel segno di due realtà del Sud che riescono a innovare e a fare in modo che la creatività sia volano di sviluppo. Un esempio perfetto, tra l’altro di come fare rete possa fare la differenza”.
“In Aulab ho avuto la fortuna di portare tutta l’esperienza nell’ambito del coding che ho maturato durante le mie esperienze professionali in aziende internazionali come Yoox ed Huddle – aggiunge Giancarlo Valente – Oggi aulab è un vero e proprio polo tecnologico che integra la sua scuola di formazione con un coworking tech e una software house attiva nello sviluppo di piattaforme web complesse: siamo onorati come mentor e partner del Giffoni Innovation Hub di mettere la nostra esperienza a disposizione delle nuove generazioni di innovatori”.
Le domande dei dreamers a Valente
L’incontro ha suscitato notevolmente la curiosità dei dreamers ponendo diversi quesiti a Valente, accompagnato a Giffoni anche da Maurizio Zaccaria, Head of Education di Aulab, e di altri membri del team. Prima fra tutte la domanda su quali sono le caratteristiche che hanno reso possibile la trasformazione da startup a PMI.
“Siamo partiti con un bando della Camera di Commercio di Bari per un valore totale di 70mila euro – ha risposto Valente – Poi abbiamo deciso di mettere tutto a mercato. A differenza di altri competitor, abbiamo sempre cercato di vendere i prodotti che creavamo. Questo ci ha consentito di avere una crescita iniziale lenta ma di non morire. In seguito abbiamo cercato di capire come evolverci iniziando dal bussare ad alcune porte. Un altro punto di forza è stato la continua diversificazione dei nostri cors”.
Poi è arrivata la pandemia. “Paradossalmente il Covid per noi è stato un acceleratore – ha continuato Valente – A febbraio 2020 eravamo pronti con una sede appena ristrutturata, grande oltre 1200 metri quadrati e utile ad ospitare oltre 200 studenti. Poi l’emergenza sanitaria ha fermato tutto. Questo però non ha fermato le nostre lezioni online, permettendoci di potenziare la nostra piattaforma. I nostri studenti sono stati in grado, in pochi secondi, di iscriversi, firmare il contratto e seguire i corsi. Questo ci ha portati nel secondo semestre del 2021 a 100 nuovi investitori e una campagna di crowdfunding chiusa con 600mila euro raccolti”.
